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Strambo III

Strambo III






  8082     Guerra     2007     33'  


Strambo è tornato e stavolta non sarà il suo paese ad aver bisogno di lui, ma il suo mentore: il colonnello XYZ. E' stato rapito dagli uomini del dittatore Vietcomenita Tzung che minaccia il mondo con il suo satellite Apelle 17. Strambo si precipiterà subito a soccorerlo in questa ultima e delirante avventura. Ma perchè il satellite si chiama Apelle 17? Perchè Apelle figlio di Apollo....

Curiosità
  • Questo film detiene alcuni record significativi: - E' il secondo sequel della nostra filmografia e terzo capitolo di una trilogia. - Con esso è possibile stilare una classifica dei personaggi più ricorrenti: Colonnello XYZ (4 film), Strambo (3), Macantosh (2). - E' il cortometraggio con la gestazione più lunga (1 anno e 1/2)
  • Per girarlo fu necessario un tour de force di tre giorni in una struttura fittata per l'occasione, la quale sia per gli interni che per gli esterni, offriva location più che adatte: compreso un cimitero per la scena iniziale.
  • Nascono con questo film le sessioni di ripresa della "succursale partenopea" della 3D.
  • Diario delle riprese
    A più di un anno di distanza dalle riprese di Sverminator e dopo pochi giorni dalla visione del frutto di quel lavoro, il carrozzone della 3D Production è pronto a rimettersi in marcia. Destinazione: Mariano del Pellegrino nel parmense. C’è solo un “piccolissimo” interrogativo: che film gireremo? Il film in cantiere infatti è il terzo e definitivo capitolo della saga di Strambo, ma purtroppo Stefano, l’indiscusso e insostituibile protagonista, ad una settimana dal giorno delle riprese subisce un grave lutto in famiglia che ci fa temere per una sua possibile e comprensibile astensione dal progetto. Quando ormai cominciavamo a rassegnarci all’idea di dover improvvisare una sceneggiatura basandoci solo su un soggetto (Indiana Jeans) che avrebbe meritato uno sviluppo più accurato, ecco che Stefano ci stupisce assicurandoci la sua presenza e prendendo accordi con Ettore. Così da più parti, venerdì 28 aprile, convergiamo tutti verso Parma: Stefano vola da Napoli a Milano e da lì in treno fino a Parma ospite di Ettore; Anna raggiunge Adriano a Firenze per poi partire in macchina la mattina dopo; anche Rossella, Cosimo e Cesare (al suo debutto) si organizzano per un lungo viaggio in auto da Roma; io, Francesco e Antonio optiamo per il treno notturno in cuccetta. Menzione particolare merita l’impresa di questo trio stranamente assortito: dopo un pasto frugale un pò in stazione un pò in treno, ci sediamo nel corridoio a mo di barboni a disquisire del più e del meno per poi a turno (quello di Antonio particolarmente disastroso!) preparare i nostri giacigli. Il riposo notturno è stato alquanto deleterio per due terzi del gruppo: Francesco avendo una proverbiale avversità nei confronti della cuccetta ha dormito a intermittenza, mentre io ho avuto la brillante idea di stendermi con la testa rivolta al finestrino lasciato (ir)ragionevolmente socchiuso, col risultato di essermi svegliato col mal di gola. Antonio, inossidabile come sempre, non ha risentito praticamente di niente! Giunti a Parma troviamo ad attenderci il nostro Ettore con il furgoncino preso a nolo e per l’occasione griffato 3D. Arriviamo quindi a casa di Ettore e, dopo essere passati a turno a rendere omaggio alla “salma” di Stefano ancora dormiente, andiamo in cucina dove Ettore provvede a ristorarci con una lauta colazione. Dopo un po’ veniamo raggiunti da Tonia e dal piccolo Diego che ci regala uno dei suoi raggianti sorrisi. L’avventura sembra quindi iniziata nel migliore dei modi, quando ecco giungere i primi imprevisti: Due amici di Ettore che dovevano partecipare alle riprese danno all’ultimo momento forfait via sms; Rossella ci telefona per avvisarci di un guasto all’auto di Cosimo che ritarderà la loro partenza se non peggio; inoltre le previsioni del tempo sono tuttaltro che incoraggianti. Consapevoli che scoraggiarsi non serve a niente e che una volta in ballo bisogna ballare, partiamo per la nostra destinazione. Incontrati Adriano ed Anna, facciamo un’indispensabile tappa al supermercato e poi dritti a Mariano del Pellegrino. Giunti sul posto ci dedichiamo alle necessarie operazioni di sistemazione e poi iniziamo a studiare il luogo alla ricerca delle locations adatte alle prime scene del film. Ad un centinaio di metri dal nostro casolare c’è un cimitero che, con il suo lungo viale d’accesso si presta perfettamente alla prima scena ossia quella del rapimento del colonnello XYZ, dapprima immaginata in un mercato. Quella dell’improvvisazione e dell’ispirazione del momento sarà la regola che ci accompagnerà per tutto il corso delle riprese. Le riprese vengono così portate avanti tra gli inevitabili momenti d’ilarità, di fatica, di esaurimento e di autentico genio come quello dell’utilizzo del furgone, che riporterà qualche piccolo danno alla portiera con conseguente lavata di testa del proprietario ai danni del nostro povero regista e responsabile. Sul finire di questa prima sessione veniamo finalmente raggiunti da Rossella e company. Senza perdere tempo ci prepariamo per la seconda scena, quella del santuario, che presenterà non poche difficoltà ed incertezze. A cominciare dall’abbigliamento del sottoscritto che, ostinatamente simile a quello della pellicola precedente (girata in un caldo e meridionale autunno), si rivelerà alquanto inadatto al clima rigido del luogo, mentre il basco usato in sostituzione di quello azzurro, oltre ad essere inspiegabilmente stretto, non potrà essere utilizzato nelle scene seguenti in quanto appartenente al vestiario di Adriano. Dettagli trascurabili in confronto alle reali pecche di questa ripresa: la scarsità di comparse; il tempo sempre più scuro, sempre più nebbioso, sempre più rigido; ma soprattutto (mea culpa) i dialoghi troppo pretenziosi! Sceso il buio e terminate fortunatamente le riprese ci ritiriamo per la cena dopo la quale di dedichiamo a visionare il girato ed a organizzarci per l’indomani che si prospetta pieno zeppo di lavoro. Infatti il giorno dopo inizia di buon mattino che però si presenta nebbiosissimo. Ma dato che molte riprese sono in interni il problema non si pone e, in attesa che la nebbia si diradi col passare della mattinata, ci dedichiamo alle scene riguardanti la prigionia del colonnello XYZ, della sua fuga e dell’incontro con gli eroi venuti a salvarlo, in una location tra le più indovinate: il pianerottolo dei dormitori e la stretta scalinata che, come nostro solito, verrà triplicata di lunghezza. Le riprese sono come al solito (per fortuna e allo stesso tempo purtroppo) piene di goliardia ma soprattutto consolidano quella che sarà la peculiarità principale di questo film: l’improvvisazione, il nascere di nuove idee e nuove battute man mano che venivano effettuate le riprese. Sparita la nebbia usciamo fuori per girare una parte delle scene di guerriglia e più precisamente quelle dell’arrivo di Strambo e Macantosh alla base nemica. Nel pomeriggio, dopo un lauto pranzo, ci apprestiamo ad affrontare le riprese senza dubbio più impegnative, quelle cioè ambientate nei pressi di un ponte (chiaramente aperto al transito) e del fiume sottostante per le scene dell’atterraggio dei due eroi e quella dello scontro finale con il cattivo. Giunti sul luogo bisogna subito tirare fuori lo spirito avventuroso che alberga in noi per affrontare una piccola difficoltà: raggiungere la zona in secca del fiume per arrivare sotto il ponte e filmare alcuni piccoli ma fondamentali momenti di suspence. Anni di scoutismo non sono andati sprecati e, dopo aver sistemato alcuni sassi in modo strategico io, Ettore e Stefano riusciamo alla grande nell’impresa. Fatto ciò ci trasferiamo sul ponte per il gran finale del film: la corsa dei tre eroi verso il confine inseguiti dal cattivissimo ed inferocitissimo Antonio. E lì un nuovo improvviso tocco di genio: l’uso del furgone per una carrellata da cardiopalma. Finiamo poi (si fa per dire) con la lotta tra Stefano e Antonio (che nelle nostre maligne intenzioni, avrebbe dovuto fruttare qualche lividuccio al povero Stefano) e con il salto del sempre spericolato Stefano nelle braccia dei soldati alleati, quest’ultima ripetuta più volte sia per immancabili errori, sia per il transito delle auto e sia per avere più inquadrature a disposizione su cui poter lavorare. La sera, nonostante la stanchezza, continuiamo stoicamente a lavorare dedicandoci unicamente alle scene in cromakey con l’ingegnoso telone verde già utilizzato con successo l’anno prima: Strambo e Macantosh nell’abitacolo del loro aereo e varie pose del colonnello Tsung e di alcuni membri del suo entourage. Il mattino dopo benché sensibilmente provati dalla stanchezza accumulata e dal freddo siamo comunque pronti per l’ultima sessione di riprese ancora riguardanti scene di guerriglia e di fuga. La mattinata è fortunatamente piena di sole ma ciò, oltre (o soprattutto) al fatto di essere il primo di Maggio, ha fatto sì che sul luogo ci fosse un continuo via vai di gente. Nonostante il ben comprensibile imbarazzo, portiamo a termine le riprese con altre scene d’azione: l’inseguimento sul campo minato e la fuga attraverso i campi dove fanno la loro comparsa tre improbabili mondine armate di mitra; improbabili soprattutto perché una di esse viene interpretata da Cesare in sostituzione dell’indaffaratissima Tonia. Ma la vera perla del giorno è la “salita” dei tre eroi su un inesistente jeep che verrà aggiunta in post produzione. Si spengono le luci, tacciono le voci e molto mestamente iniziamo i preparativi per la partenza. La compagnia si divide per il ritorno a casa: Adriano e Anna ritornano in quel di Firenze; Francesco pensa bene di unirsi al gruppo di Rossella diretto a Roma da dove poi prenderà il treno per Napoli; la famiglia Di Gennaro torna a casa col furgone non prima di aver accompagnato Stefano, Antonio e me alla stazione ferroviaria. Stefano ripeterà l’itinerario dell’andata lasciando me ed Antonio a godere della reciproca compagnia per tutte le sette lunghissime ore del viaggio per Napoli.


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